|
LA
PRIMA SORTITA DA SIENA DI PIERO STROZZI
L'11 di giugno del 1554 Piero Strozzi lasciava Siena con una forza
di 30 insegne di fanti di cui 6 senesi: circa 6000 uomini divisi
in 200 uomini per bandiera e 7 guidoni di cavalleria, in totale
circa 500 cavalli. Le truppe erano seguite da 400 contadini armati
di picconi e zappe e numerose salmerie, circa 100 bestie da soma
cariche di polvere, funi, scale, legname per costruire ponti,
trombe da fuoco e relative munizioni. Nella città alleata
restava un debole presidio francese che però il giorno
seguente all'uscita di Piero Strozzi veniva integrato dall'atteso
arrivo dei volontari fiorentini dell'Altoviti, circa cinque compagnie
di fanteria e due di cavalleria. Questi reparti erano distinti
dalle celebri insegne verdi, decorate con varie scritte; quelle
donate da re Enrico II di Francia portavano cucita una H d'oro;
altre la sigla "SPQF" (Senatus Popolusque Florentinus),
la scritta "LIBERTAS" con lo scudo d'argento alla croce
di rosso dell'antico Popolo fiorentino, oppure il motto dantesco
"Libertà vo cercando ch'è sì cara".
La sortita dello Strozzi era destinata ad alleggerire la pressione
dell'assedio in quanto difficilmente le truppe Fiorentino-Spagnole
impegnate nel blocco della città sarebbero rimaste immobili
mentre la spedizione dirigeva a marce forzate da Siena a Volterra
in direzione di Pisa.
| 
PIERO STROZZI - MARESCIALLO DI FRANCIA |
Dopo due soli giorni le avanguardie della cavalleria franco-senese
erano a Pontedera, costringendo il Marignano a lasciare
l'assedio per cercare di intercettare, marciando per linee
interne, l'esercito senese. Dal 15 al 19 giugno il Marignano
e Vincenzo de' Nobili mossero via San Casciano fino ad Empoli
ma già il 17 Piero Strozzi, entrato nel territorio
della repubblica di Lucca, si era ricongiunto sul Serchio
a Ponte a Moriano con i 3.500 fanti, 700 cavalli e 4 cannoni
condotti dal capitano francese Forquevaulx che li aveva
condotti dalla Mirandola attraverso i valichi dell'Appennino
fino in Toscana. Riunite le forze, Piero Strozzi si buttò
decisamente verso la Valdinievole, costringendo il Marignano,
le cui avanguardie avevano incontrato il nemico a Pescia,
a battere in ritirata verso Pistoia. Nei giorni del 20 e
21 giugno lo Strozzi conquistò Montecarlo e Montecatini
ma il successo della brillante manovra di congiungimento
con i rinforzi francesi era riuscito solo a metà:
le ulteriori forze francesi attese nel porto di Viareggio
non si decidevano ad arrivare e Piero Strozzi non si arrischiò
a battersi con il Marignano che pure seguiva i suoi spostamenti
per mezza Toscana, contromanovrando e tallonando i franco-senesi.
|
Il
24 giugno l'esercito mediceo-imperiale era a Fucecchio sull'Arno
con una forza di 2.000 spagnoli, 3.000 tedeschi, 6.000 italiani
e 600 cavalli mentre Piero Strozzi faceva passare l'Arno con ponti
volanti ai suoi franco-senesi per marciare verso Pontedera; nello
stesso giorno, a Bocca d'Arno, sbarcavano 800 soldati spagnoli
e un certo numero di reclute corse provenienti dalla Corsica al
comando di don Lorenzo Juarez de Figueroa. La situazione dei franco-senesi
stava precipitando: complessivamente Piero Strozzi disponeva di
circa 9.500 fanti e forse 1.200 cavalli con i quali avrebbe potuto
affrontare una battaglia campale in condizioni però di
inferiorità numerica e, inoltre, i suoi uomini dovevano
essere terribilmente affaticati dopo dodici giorni di marce e
contromarce ininterrotte che li avevano portati da Siena fino
a Ponte a Moriano ben oltre Lucca, da qui a Pescia e Montecatini
e infine a Pontedera. La ritirata verso Siena diventò una
mossa obbligata, passato l'Arno i due eserciti si trovarono schierati
a vista nei pressi di San Vivaldo, tra Castelfiorentino e Volterra
ma Piero Strozzi riuscì a condurre i suoi uomini fino a
Siena a marce forzate.
Nella città assediata la situazione era drammatica: il
presidio lasciatovi a guardia non era riuscito a rifornire la
città di scorte alimentari, quelle poche accumulate stavano
finendo inesorabilmente, inoltre la siccità non dava tregua
e quel poco che poteva esser stato seminato negli orti cresceva
a stento. Il rientro di Piero Strozzi con i soldati stanchi e
affamati avrà contribuito a peggiorare ulteriormente la
situazione alimentare e deprimere gli animi, per cui agli assediati
non restava da seguire altra strategia che quella delle sortite,
già intrapresa peraltro con successo.
La flotta francese cercava nel frattempo di alleggerire
la pressione dei Fiorentino-Spagnoli su Siena operando per
l'assedio di Pombino, nelle maremme la guerra imperversava
tra Suvereto, Scarlino e Buriano, condotta con efficacia
per i fiorentino-spagnoli dal capitano Cuppano, governatore
indomito di Piombino. In questa dura guerra maremmana, parallela
a quella condotta sul fronte collinare di Siena, trovò
la morte nel giugno Leone Strozzi, fratello di Piero, ucciso
da un colpo di archibugio sotto Scarlino. Siena assediata
aveva assoluta necessità di mantenere i contatti
con l'esterno grazie al controllo dei porti maremmani, unica
via attraverso la quale potevano affluire i rinforzi francesi;
il 27 dello stesso mese Forquevaulx partiva da Casole con
65 insegne diretto verso la maremma piombinese dove una
flotta francese avrebbe dovuto prendere terra con rinforzo
di truppa; la spedizione aveva l'intento di conquistare
Piombino e anche Piero Strozzi vi partecipò ma senza
conseguire il risultato più importante, cioè
la presa di Piombino. Finalmente l'8 di luglio una flotta
francese sbarcava a Scarlino il comandante Blaise de Montluc,
con 10 compagnie di Francesi e una di Tedeschi comandata
da Georg Reckenrot. Con le truppe congiunte del Montluc
e Forquevaulx, Piero Strozzi, vista l'impossibilità
di conquistare Piombino, muoveva così da Scarlino
rientrando verso Siena. |
ENRICO II - RE DI FRANCIA |
|