|
La
giornata del 2 agosto: BATTAGLIA DI SCANNAGALLO
Alle 10 del mattino,con il sole già alto
sulla Val di Chiana, l'esercito di Piero Strozzi stava ritirandosi
di collina in collina: in testa, ormai verso Foiano, erano i carriaggi
con artiglieria e salmerie; all'avanguardia sventolavano le bandiere
di soldati italiani e senesi, seguiti dai francesi; venivano poi
le formazioni schierate a battaglia dei tedeschi e quella dei
Grigioni, la cavalleria accompagnava la fanteria sul lato sinistro
di questa, avanzando nella pianura tra le colline e il corso della
Chiana, in terreno adatto per la manovra della cavalleria. Alla
stessa ora, fatti levare i fanti, Il Marignano dette ordine di
battere l'allarme sui tamburi a tutte le compagnie e, per primi,
mandò avanti Lorenzo de Figueroa con 2.000 archibugieri
spagnoli incaricati di infastidire la retroguardia dei franco-senesi,
marciando con il grosso in attesa che la cavalleria tornasse dall'abbeverata
sulla Chiana. I fiorentino-imperiali marciarono per circa un'ora
seguendo i franco-senesi, dietro gli archibugieri venivano altri
spagnoli agli ordini di Francisco de Haro, dietro la battaglia
di fanti Tedeschi; la retroguardia era composta dai fanti italiani
comandati del conte di Popoli, circa 4.000 toscani, Napoletani,
e i 3.000 inesperti Romani di Camillo Colonna, chiudevano la marcia
3 sagri. La cavalleria leggera fiorentino-imperiale seguiva le
orme di quella franco-senese nella Chiana mentre gli uomini d'arme,
la cavalleria pesante, avanzava tra quella leggera e le fanterie. Alla
luce piena del giorno apparve chiaro che la manovra di sganciamento
di Piero Strozzi non era riuscita, il suo esercito si trovava
in un situazione critica che lo costringeva ad accettare battaglia,
decise pertanto di fermare i suoi sul Poggio delle Donne, vicino
alla Villa del Pozzo, e ordinare le truppe in formazione di combattimento
sulle colline circostanti, schierando
le fanterie in buona posizione rialzata oltre
| 
G. STRADANO 1583 - Battaglia di
Marciano Scannagallo |
il fosso di Scannagallo. Da destra a sinistra stava schierata
la cavalleria franco-senese, circa un migliaio di cavalli,
comandati dal giovane Lodovico Pio conte della Mirandola,
portabandiera e capitano della cavalleria, e da Lodovico
Borgonovo detto Righetto del Campana, alfiere maggiore,
posti sulla destra delle fanterie, in posizione leggermente
rialzata. Sul pendio oltre il fosso di Scannagallo stavano,
armi al piede, Georg Reckenrot, luogotenente generale dei
tedeschi e Johann Torech, colonnello di 3.000 lanzichenecchi
schierati contro gli spagnoli di Francisco De Haro. Dietro
i lanzi era la formazione dei 3.000 fanti dei Grigioni;
al loro fianco, al centro dello schieramento, stavano i
1.500 fanti guasconi comandati da Valleron, e altri 1.500
francesi del barone di Fourquevaux.
|
Sul
lato sinistro 5.000 fanti italiani sotto il comando di Paolo Orsini,
il conte di Caiazzo e dei due fratelli Bentivoglio. Lo schieramento
era forte, solidi quadrati di picchieri con sui fianchi archibugieri
e fanti armati di rotella e spada. Anche il Marignano fece fermare
i suoi e schierò le sue truppe in ordine di battaglia.
Sull'ala sinistra, al margine delle colline dove il letto della
Chiana si allargava nella pianura, erano schierati i 600 uomini
della cavalleria leggera sotto il comando del conte Sforza di
Santafiora, luogotenente del Marignano, insieme ad altri 600 cavalleggeri
del conte di Nuvolara, capitano della cavalleria leggera imperiale;
Marcantonio Colonna guidava invece lo squadrone di 300 uomini
d'arme, uomini protetti da armatura completa armati di lancia:
la cavalleria pesante. Il Marignano dispose le fanterie in formazione
di battaglia sulla linea Anasciano-Poggio al Vento, un po' arretrate
sulla sponda sinistra del fosso di Scannagallo: la fanteria spagnola
di Francisco de Haro, circa 2.000 uomini, veterani di Sicilia
e di Napoli tenevano il fianco sinistro, insieme ai soldati spagnoli
e le reclute corse di don Lorenzo Juarez de Figueroa. La formazione
di centro, a una distanza di 60 passi dagli spagnoli di Figueroa
e de Haro, era costituita dalla battaglia di 4.000 lanzi tedeschi
comandati dal colonnello Niccolò Mandruzzo, colonnello
imperiale. Sul lato destro dello schieramento, comandato dal conte
di Popoli, stavano 4.000 fanti toscani, seguiti alle loro spalle
da altri 2.000 fanti di Juan Manrique, in terza fila i 3.000 romani
di Camillo Colonna. Come riserva, dietro le fanterie italiane,
era una compagnia di 200 soldati spagnoli reduci dalle guerrre
d'Ungheria e una compagnia di archibugieri a cavallo napoletani.
La poca artiglieria schierata dal Marignano fu piazzata in batteria
dietro le fanterie, più in alto di queste sulla collina
e leggermente spostata verso il lato sinistro dello schieramento
mediceo-imperiale: in tutto due mezzi cannoni e due sagri, pronti
a scaricare i loro proiettili sulla massa dei fanti nemici. Verso
le undici del mattino il marchese di Marignano decise di saggiare
la resistenza della cavalleria nemica: la cavalleria leggera mediceo-imperiale
posta nella pianura cominciò a muovere al trotto, passò
il fosso di Scannagallo e caricò decisamente al galoppo
le squadre di cavalleria franco-senesi, subito seguite dal trotto
della massa dei 300 uomini d'arme di Marcantonio Colonna; la cavalleria
franco-senese fu travolta da questa ondata di cavalleria pesante,
le squadre si aprirono sotto l'urto massiccio degli uomini d'arme
e Righetto del Campana, portabandiera della cavalleria franco-senese,
volse il cavallo verso Foiano; i cavalieri francesi, vedendo fuggire
la loro insegna principale, scompigliarono le righe e furono presto
travolti dalla cavalleria mediceo-imperiale che, probabilmente,
non si aspettava una fuga così improvvisa e disordinata
dell'avversario per le vigne e i campi della pianura. Il successo
imprevisto della cavalleria fu salutato da una salva delle batterie
fiorentino-imperiali poste sulle alture alle spalle delle battaglie
di fanteria, le prime palle caddero in mezzo alle fanterie franco-senesi
mentre la cavalleria vittoriosa si lanciava all'inseguimento dei
cavalieri francesi che galoppavano verso Foiano. Piero Strozzi
considerò preoccupato la piega negativa presa dalla battaglia:
alla prima mossa del nemico aveva già perso tutta la cavalleria
sull'ala destra, cosa
che fece pensare seriamente al tradimento di Righetto del
Campana; decise pertanto di riprendere in mano l'iniziativa,
forzando la manovra e attaccando decisamente su tutto il
fronte con le sue battaglie di fanteria. Verso mezzogiorno
del 2 agosto le fanterie tedesche sull'ala destra di Piero
Strozzi cominciarono a scendere dalle colline lungo le piagge
che portavano al fosso di Scannagallo, oltre il quale, immobili
e assorti, gli spagnoli al comando di Francisco de Haro
pregavano con fervore la Vergine e tutti i Santi verso cui
ogni soldato era personalmente devoto. La discesa dalla
collina di quella massa urlante di fanteria, le picche puntate
contro i petti di ferro degli spagnoli, morioni e cabacetes
al sole, fu travolgente: il fosso quasi asciutto di Scannagallo
fu passato di corsa dai 3.000 lanzi che iniziarono a risalire
correndo la cinquantina di metri oltre la sponda che li
separava dal muro della fanteria spagnola.La polvere levata
dallo scalpiccìo degli uomini si confuse a quella
delle armi da fuoco che scaricarono finché fu possibile
contro i tedeschi guidati da Johann Torech e Georg Reckenrot,
quindi si venne all'urto e la mischia si fece feroce. |
|
Gli spagnoli delle prime file furono scavalcati
e travolti in un urlìo feroce di voci che gridavano in
lingua castigliana e tedesca, azzuffandosi e massacrandosi sul
fianco della collina. A questo punto, dal fianco destro degli
spagnoli così duramente attaccati, entrò in combattimento
il centro dello schieramento mediceo-imperiale: la battaglia di
4.000 lanzi tedeschi comandati da Niccolò Mandruzzo, questi
caricarono a loro volta contro i tedeschi al soldo di Siena che
ingaggiarono una mischia violenta a colpi di picca. In mezzo al
tumulto l'artiglieria imperiale continuava imperterrita a sparare
sulle fanterie nemiche e questo fuoco continuo di artiglieria
bene indirizzato contro il centro dello schieramento franco-senese
riuscì in parte a scompigliare le file dei soldati svizzeri
dei Grigioni che, come tutta la linea dell'esercito di Piero Strozzi
stava scendendo nel vallone, passando qua e là il greto
riarso del fosso di Scannagallo. Lo slancio iniziale dell'attacco
franco-senese stava venendo meno, colpi di artiglieria continuavano
a piovere tra le file avanzanti al passo, sulla destra la mischia
era già fitta e la confusione grande. Quando i capitani
mediceo-imperiali videro che il fosso era stato passato dalle
prime sette/otto file dei franco-senesi poterono discernere in
viso le prime file di fanti che marciavano al passo veloce, le
picche serrate fra i pugni, gli sguardi fissi verso di loro e
le bocche aperte a gridare urla di guerra e improperi; allora
dalle file della fanteria mediceo-imperiale si levò il
grido di guerra: "Duca! Duca! Palle! Palle!"
Il
Marignano aveva dato l'ordine di attacco generale alle sue fanterie
e queste cominciarono a scendere il declivio, marciando al passo,
quasi correndo incontro al nemico che si faceva sempre più
vicino, nel frastuono sordo e crescente di scalpiccii, tintinnio
di armi, urto di legni e di metalli sempre più accelerato;
gli uomini gridavano, per incitare i compagni, per terrorizzare
il nemico, per dare coraggio a se stessi, per stordire infine
la mente in quella corsa contro le picche acuminate, le spade,
il fuoco e il fumo degli schioppi. I fanti dei Grigioni che già
erano stati martirizzati dall'artiglieria del Marignano cominciarono
a sbandare; l'urto dei picchieri fiorentini e l'assalto a rotella
e spada dei fanti mercenari napoletani di Manrique cominciò
a produrre il panico tra le fila dei franco-senesi. A un certo
punto, con strepito grandissimo, dal lato della Chiana apparvero
caricando dalla polvere i 300 uomini d'arme di Marcantonio Colonna
che, dopo aver inseguito per un tratto la cavalleria franco-senese
di Righetto del Campana, erano tornati indietro per caricare alle
spalle e di fianco i fanti dello Strozzi, ormai discesi completamente
nel vallone e seriamente impegnati a difendersi dalle fanterie
avversarie.
L'ordine
di battaglia dello schieramento franco-senese era rotto: la cavalleria
leggera franco-senese ormai lontana della mischia, era inseguita
da quella mediceo-imperiale e, grazie alla fuga, si era salvata
quasi al completo riparando dopo una corsa di svariati chilometri
fino a Montalcino. I lanzi di Reckenrot e Torech erano stati presi
di fianco dai tedeschi del Mandruzzo, i fanti svizzeri dei Grigioni
schierati inizialmente dietro Torech e Reckenrot, erano facile
preda della cavalleria pesante sbucata al loro fianco destro e
venivano sbandati presi dal panico; restavano i francesi e guasconi
di Valleron e Forquevaulx i soli a reggere l'urto del grosso delle
fanterie mediceo-imperiali. Intrappolati sul greto del fosso di
Scannagallo si batterono da prodi contro un nemico sempre maggiore
e ormai soverchiante, le insegne cadevano una ad una, i francesi
si rinserrarono in gruppi intorno ai loro capitani che levavano
in pugno le bandiere, bersagliati dal tiro della moschetteria.
Nel polverone sollevato dal movimento convulso di migliaia di
uomini non era più possibile fare manovre o comprendere
ordini: lo stesso Piero Strozzi aveva perso il cavallo e combatteva
a piedi finché, dopo esser stato ferito tre volte da colpi
di arma da fuoco, dovette cedere il comando a Clemente della Cervara,
e fu portato via a braccia dai suoi fidi lontano dal campo di
battaglia.
GIORGIO VASARI - LA BATTAGLIA DI SCANNAGALLO - parete
del Salone dei cinquecento, Firenze palazzo vecchio.
La battaglia era durata un paio d'ore, dalle 11
del mattino fino all'una, l'inseguimento invece durò fino
al tramonto, chi non si era salvato con la fuga dopo la carica
degli uomini d'arme resisté in gruppi isolati, Clemente
della Cervara cadde al suo posto di comando colpito da 18 ferite
e a notte, 4.000 uomini giacevano morti sul campo mentre altri
4.000 lamentavano ferite o erano stati fatti prigionieri dai fiorentino-imperiali.
500 Grigioni, 400 Francesi e 800 Tedeschi furono catturati insieme
a Georg Reckenrot, Paolo Orsini, il conte di Caiazzo, un fratello
di Cornelio Bentivoglio, Clemente della Cervara che morirà
per le gravi ferite riportate. Gli uomini di Cosimo dei Medici
raccolsero più di cento bandiere nemiche nel vallone di
Scannagallo, comprese le verdi bandiere, ormai lacerate, con sopra
scritto il nome della libertà fiorentina. I soldati di
Cosimo dei Medici lamentavano perdite irrisorie rispetto al numero
dei caduti di Piero Strozzi, solo tre ufficiali caduti e un massimo
di 200 morti, caduti senz'altro nella prima mischia tra lanzi
e spagnoli sull'ala destra verso la Chiana.
La
battaglia di Marciano era vinta, il nome del fosso dove erano
caduti combattendo i soldati francesi, chiamato dai contadini
della zona Scannagallo, fu subito interpretato dai fiorentini
quale nome profetico e con feroce sarcasmo accostato alla strage
consumata da poche ore, così che la battaglia di Val di
Chiana divenne per i fiorentini combattenti nelle file di Cosimo
dei Medici la giornata di Scannagallo. In quel giorno i "Galli"
erano stati scannati davvero ma con loro era caduta la speranza
di sconfiggere i mediceo-imperiali e liberare Siena dall'assedio;
la guerra si restrinse intorno a Siena e nelle piazzeforti ancora
tenute in Maremma ma ogni capacità di azione offensiva
da parte degli eroici senesi era stata infranta in Val di Chiana
quella terribile giornata di agosto. Una futile curiosità,
cara ai cabalisti, vuole che si noti la coincidenza casuale delle
date: la Repubblica fiorentina era caduta dopo la battaglia di
Gavinana il 2 agosto 1530 e sempre il 2 agosto, ma del 1537, gli
esuli fiorentini guidati da Filippo e Piero Strozzi avevano patito
la sconfitta di Montemurlo; il 2 agosto infine del 1554 fu Scannagallo.
|