Iniziative Culturali


Il mistero dell'antica Pieve di S.Andrea al Pozzo, ricerca e curiosità storiche a cura del nostro socio Oris Viti

   
   
 

 



Documentario televisivo luglio 2007


Festa della Toscana 2006 giornata di studio legge regionale per le rievocazioni storiche


Ottobre 2006 - Parma al tempo della Cattedrale


Aprile 2006 - Pali e giostre in Toscana , di Luciano Artusi


Marzo 2006 , pubblicato il libro sulla vita di Gian Giacomo Medici a cura del dott. Vitantonio Palmisano


Ottobre 2005, pubblicato e distribuito il libro "La battaglia di Scannagallo", edizioni Scramasax Firenze.

Luglio 2005 - Sala del consiglio comunale , Marciano della Chiana: Presentazione del libro - La battaglia di Scannagallo


Luglio 2004 - Conferenza : "Tecniche di guerra nel rinascimento, armi ed armature"


Le pubblicazioni del 2004


Il mistero dell'antica Pieve di S.Andrea al Pozzo, ricerca e curiosità storiche a cura del nostro socio Oris Viti


Marzo 2004 - Progetto scolastico: "Scannagallo 1554: nascita di una regione"


Giugno 2003 - Conferenza: "La battaglia di Scannagallo e il tempio sacrario di S.Stefano alla vittoria".


 

 

 

 

 

 

 

Con il termine pieve si indicarono, nel Medioevo, le circoscrizioni ecclesiastiche minori dell’ Italia centro settentrionale.
Si chiamò pieve anche il complesso dei fedeli appartenenti a tale circoscrizione nonché l’edificio della chiesa stessa, sede del pievano. (Successivamente storpiato, qui da noi, in piovano).
Attualmente il termine non indica più una circoscrizione ecclesiastica ma è rimasto vivo per indicare molti toponimi. Qui da noi abbiamo, tanto per rammentare le più note, Pieve di Lucignano, Pieve di Sinalunga, Pieve al Toppo, Città della Pieve, Pieve S.Stefano.

 

Nel significato di complesso dei fedeli riuniti intorno ad una centro di aggregazione per pregare ma anche, a volte, per difendersi o per discutere i problemi della comunità possiamo vedere in esse i nuclei da cui nacquero, all’inizio del secondo millennio, i gloriosi comuni carichi di storia. Ogni pieve aveva il suo pievano, la sua chiesa ed il suo campanile nelle cui campane era spesso inciso il motto “Ad Dei gloriam et Patriae liberationem.” Cioè “a gloria di Dio e a salvare, nelle occorrenze, la patria.

 

La pieve di S. Andrea al Pozzo, pur nella sua modestissima entità, non può sfuggire a questa origine e, forse, fu proprio intorno ad essa che si formò il minuscolo comune del Pozzo di cui ci parla il compianto paesano Silvio Marcelli nel suo libro “La Villa del Pozzo”.
Egli ci racconta:
Nell’archivio di stato del comune di Firenze esiste l’immissione del comune del Pozzo in possesso della Repubblica Fiorentina avvenuta nell’anno 1336, mentre prima di tale data il Pozzo era soggetto alla Repubblica Aretina.

 

Il primo accenno dell’esistenza della Pieve di S. Andrea lo ricaviamo dal “Dizionario Fisico Storico della Toscana” compilato da Emanuele Repetti nell’anno 1839.
In esso, a pagina 59 del volume terzo, si legge:
“La pieve di S. Pietro in Agello o di Ficareto (presso Marciano) nei secoli intorno al mille aveva sottoposte alla sua giurisdizione sette chiese: 1- SS. Biagio e Prospero a Montagnano; 2- SS. Michele e Lucia a Cesa; 3 – S. Stefano a Marciano; 4 – S. Andrea al Pozzo; 5 - S. Maria di Gaggiolo (ignota); 6 – S. Clemente alla Fratta Ranucci (perduta); 7 – S. Giorgio a Cerreto (idem).

 

Accertatene l’esistenza non resta che individuarne la collocazione.
A tal proposito dobbiamo far conoscenza con tale Giovanni Battista Gianfigliazzi. Esso non era altri che il procuratore di Cosimo dei Medici che diresse i lavori per l’erigendo Tempio di S. Stefano alla Vittoria. (Per noi pozzesi semplicemente “la Torre” ).
In una sua lettera datata 21 Aprile 1569 indirizzata al suo Duca Cosimo egli lo ragguaglia sulla scelta del sito:
Secondo la commissione avuta da Vostra Eccellenza Illustrissima mi trasferii in luogo proprio detto Scannagallo dove il suo fedelissimo esercito dette la rotta a quello dei franzesi; et conforme al modello della cappella già gran tempo facto in due luoghi si tirò le corde et posesi i termini in uno detto Poggio di Santo Andrea, sito amenissimo et più comodo alla villa del Pozzo di Marciano, l’altro poco lontano da quello ma più nel basso….."

 

A questo punto sappiamo che il colle su cui sorge il tempio di S.Vittoria si chiamava Poggio di Santo Andrea e sappiamo anche che ad un centinaio di metri di distanza verso Ovest si trova un’antica fonte denominata “fonte di S. Andrea” e che la strada che ad essa conduce, partendo dall’attuale campo sportivo, è indicata nelle mappe comunali con il nome di via di S. Andrea.
Certo, è pur vero che tre indizi non fanno una prova, ma sono una notevole spinta a proseguire la ricerca che, come vedremo, non sarà vana.

 

Esiste infatti una lettera scritta dal vescovo aretino Bernardino Minerbetti pubblicata dalla dottoressa Borri Cristelli nel libro “ La fortuna di Cosimo 1° La battaglia di Scannagallo” (tale lettera è riportata anche sulla tesi di laurea del carissimo amico architetto Emanuele Marcelli prematuramente scomparso) ed è indirizzata a Giorgio Vasari che, come ampiamente documentato nel suddetto libro, è da ritenersi l’autore del più volte nominato Tempio di S. Stefano della Vittoria. Porta la data del 4 Giugno 1569 (a distanza quindi di pochi giorni dall’altra) e così recita:

 

Molto Magnifico messer Giorgio carissimo
Il vostro giuditio, il quale va sempre a dare dritto nel segno, nella elettione che faceste del sito di S. Stephano della Vittoria, non potevi eleggere luogo che più a proposito venisse ; percioché alla eminenza et comodità del luogo si è aggiunto questo: Che nel cavar de fondamenti si è trovato un muro antichissimo di bellissime pietre, appresso il quale quantità di ossa di morti, le quali mostrano chiaramente anticamente esservi stata una chiesa; et perché le pietre sono lontane da qui più di tre miglia, ho ordinato che sia rovinata una antica muraglia quivi vicina et de sassi ne sia accomodato questo edificio…..

 

E quale poteva essere la chiesa se non la Pieve di S. Andrea che stiamo cercando di rintracciare?

 

Resta un mistero perché nessun accenno di tale pieve si trovi nel sunnominato libro del Marcelli ma quanto sopra riportato mi sembra incontrovertibile.

 

Oris Viti - Maggio 2004 -

 

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