Pozzo della Chiana - comune di Foiano Della Chiana
-AREZZO-

Rievocazione Storica della Battaglia di Scannagallo

 


Armi e armature

archibugere

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L’evoluzione delle armi da fuoco porta, con il sedicesimo secolo al perfezionamento di diversi tipi di piccoli meccanismi detti piastre a miccia che si uniscono alla canna oppure alla cassa al lato destro, immediatamente sotto il focone. Sostituiscono la mano dello sparatore nella tenuta e nel maneggio della miccia accesa: tengono la miccia incastrata nella serpentina, un braccetto di ferro curvo il quale, quando il tiratore aziona con la mano destra un dispositivo di azionamento ruota in piano verticale ed abbassa la miccia accesa in mezzo alla polverina d’innesco ammucchiata nello scodellino – all’istante la polverina conflagra e la vampata schizza nella carica di lancio attraverso il focone. E così per la prima volta lo sparatore può usare ambo le mani nel maneggio dell’arma e degli attrezzi di caricamento, mirare lungo il dorso della canna e far fuoco nel momento scelto …. a patto che non piova né nevichi, e che non tiri troppo vento. Nel gergo corrente fra il 1500 ed il 1700, lo sparo a miccia viene detto “a fuoco morto".


Prima che nascessero le cartucce di carta, semplici ‘cartocci’ contenenti la polvere da sparo già dosata e il proiettile, gli archibugieri dovevano portare questi elementi separati. Per le palle bastava un semplice sacchetto di pelle, mentre per la polvere si sperimentano diversi contenitori, aventi il duplice scopo di garantire la sicurezza nel maneggio e di consentire di dosare correttamente la carica. Ho qui riprodotto i famosi ‘ 12 apostoli ’ : tubetti di bosso con dentro la polvere. Quello più grosso centrale è per l’innesco dell’acciarino, il sacchetto di pelle è per i proiettili. D.G.